LE
CORDE VOCALI DEL CUORE
di Valerio De Filippis
(Riformista, 15-04-09)
In
realtà lui è un pezzo di pane, eppure Carlo Lucarelli
lo chiama: “il poeta del brivido”. Gianfranco Nerozzi, per
tutti “Nero”, ha pubblicato il suo ultimo romanzo per NORD,
“Il cerchio muto”: quasi seicento pagine dalla trama fittissima
di questo autore che si è formato sul genere dell’horror
(è un culto per i cultori “horrifici”), ed ora sperimenta
il romanzo classico (se ci prende che gli diamo del “classico”,
diventa nerissimo).
Nerozzi è uno capace di tritare scrittura come pochi, sfornare
libri in un mese, è una macchina umana di storie, intrecci e
misteri. E’ un autore generoso e molto prolifico. Lo trovi anche
nelle edicole, nei raccoglitori dei Gialli Mondadori, solo che non lo
sai perché leggi Jo Lancaster Reno, il suo pseudonimo. Ha fatto
di tutto, il postino a Bologna per campare, ha suonato la batteria,
ha dipinto, porta due orologi perché ha due polsi, tre se avesse
tre braccia, e le arti marziali non hanno segreti per lui.
Il libro in questione ha come cornice la notte, come aggancio tematico
le stragi del sabato sera, ma come sempre nei suoi racconti, la vicenda
si dipana in una matrioska, e non toglieremo la gioia di aprire uno
per uno gli involucri di legno, fino al più piccolo. Che dentro
c’è il cerchio muto, lo spazio entro cui finché
si sta chiusi non si prendono botte, né si può darle,
è un circolo ipotetico – il protagonista è un karateca
e lo sa bene – in cui ci troviamo tutti, ma è muto perché
da lì dentro nessuno ti sente se urli, una specie di anestesia
alle corde vocali del cuore. L’unico modo di uscirne è
superare il cerchio, romperlo (e certo prendere botte, ma anche carezze,
forse). Tutta la narrazione è un battaglia che tenta lo sfondamento
del cerchio, la scrittura è una percussione su quelle corde che
sembrano sempre in fin di vita, finché a battere non arriva uno
bravo. E qui ci siamo. Possiamo urlare ancora.
Uno si chiede spesso, dei libri che legge, quali siano state le contaminazioni
(non tossiche), che l’autore ha contratto, se ci sono ispiratori
letterari o musicali o che. Beh, andate alle ultime pagine, qui non
c’è mistero: c’è la Soundtrack (le canzoni);
la Visiontrack (i film) e persino la Bibliotrack (i libri). Quasi un’autopsia.
Il libro diventerà anche uno spettacolo, un reading live, che
probabilmente si chiamerà “Redivivo”. E per fortuna
che qualcuno dice che la letteratura è morta (si facesse un giro
fuori dal cerchio).
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